Domenica, Novembre 13, 2022 - Martedì, Febbraio 28, 2023
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GHIFFA - mostra fotografica “Fermoimmagine” di RENZO SCARIN

Domenica 13 novembre 2022 alle ore 17.00 presso la Sala Esposizioni “Panizza” di Ghiffa (VB) l’Officina di Incisione e Stampa in Ghiffa “Il Brunitoio” inaugura la mostra fotografica “Fermoimmagine” di RENZO SCARIN.
A cura di Giulia Grassi

Renzo Scarin “Fermoimmagine” 13 novembre – 28 febbraio 2023
Inaugurazione: domenica 13 novembre 2022 ore 17.00
ORARIO: da giovedì a domenica 16 -19
Sala Esposizioni Panizza, Corso Belvedere, 114 - 28823 Ghiffa (VB)

www.ilbrunitoio.org

NEL RISPETTO DELLE VIGENTI MISURE ANTICOVID – 19

Testo e presentazione di Giulia Grassi
Fermoimmagine”15 anni di sguardi sui volti dell’arte.
Il “fermo immagine” è l’attimo o, meglio, è l’istante bloccato per sempre. È ciò che è destinato a rimanere sospeso tra il tempo e la memoria. Abbiamo voluto descrivere e intitolare così la raccolta fotografica realizzata da Renzo Scarin per raccontare quindici anni di vita artistica, culturale e sociale de “Il Brunitoio-Officina di Incisione e Stampa” in Ghiffa.
Gli scatti esposti, selezionati da un fondo che comprende migliaia di fotografie, sono appunti “fissati” nella nostra memoria che raccontano una storia ancora in divenire, fatta di impegno, di programmi espositivi, ma soprattutto di “volti” sui quali si posa lo sguardo attento e curioso del nostro fotografo.
Un Autoritratto apre le porte ai visitatori. Esso esemplifica efficacemente il complesso rapporto tra osservatore, opera d’arte e la sua immagine riprodotta. È l’occhio fotografico, intermediario tra il fruitore e l’opera, il vero autore dello scatto. Queste fotografie, infatti, non hanno soltanto uno scopo documentario, ma rappresentano un’esperienza di ricerca sull’immagine.
Spesso viene ancora sottovalutato il ruolo del fotografo quando si trovi di fronte alle opere d’arte e ai relativi artisti: un ambito scarsamente studiato, a fronte della consapevolezza del suo peso creativo in altri generi fotografici.
Le “scritture di luce” di Scarin hanno quindi questo merito: non sono riproduzioni fedeli e tecnicamente impeccabili di opere, né si limitato a ritratti ben costruiti di artisti e curatori. Esse sono il risultato di un procedimento autoriale fondato sul dialogo tra l’opera, il contesto e i protagonisti dell’arte.
Renzo Scarin sembra vivere il mondo degli artisti come un testimone, e non come un protagonista, scegliendo punti di vista a servizio delle opere e delle idee che queste esprimono.
Attraverso gli sguardi e le gestualità dei personaggi coinvolti, egli riesce a ricostruire l’atmosfera di una mostra, la passione di un artista nel descrive la sua ricerca o, al contrario il suo imperscrutabile pensiero; la descrizione analitica di un curatore e al contempo la meravigliosa e semplice sintesi interpretativa di un bambino.
Giulia Grassi

«Non siamo davanti all’immagine come davanti a una cosa di cui possiamo tracciare le frontiere esatte. L’insieme delle coordinate positive – autore, data, tecnica… - non può ovviamente bastare. Un’immagine, ogni immagine, è il risultato di movimenti provvisoriamente sedimentati o cristallizzati al suo interno. Questi movimenti la attraversano completamente, hanno ciascuno una traiettoria – storica, antropologica, psicologica – partendo da lontano e proseguendo al di là di essa».
G Didi-Huberman, L’immagine insepolta. Aby Warburg, la memoria dei fantasmi e la storia dell’arte, Torino, Bollati Boringhieri, 2006.