Per la festa di Sant'Antonio abate, a Calasca, frati, frati e un asino in processione

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A Calasca, la chiesa di Sant'Antonio abate, detta "cattedrale tra i boschi"

Sarà festa grande a Calasca, domenica 17 gennaio. Si celebra, infatti, Sant’Antonio Abate, patrono della località di montagna posta lungo la valle del torrente Anza (che nella toponomastica ufficiale è unito al borgo di Castiglione, frazione che si trova poco più a valle).

La ricorrenza, di cui si perde la memoria nel tempo - ma che, secondo la testimonianza del parroco don Andrea Primatesta, risale almeno ad oltre un secolo fa – viene preparata dall’intera comunità: uomini, ragazzi e bambini, vestiti con i sai dei frati, portano le gerle, i canestri, le slitte ed anche un asino nella chiesa intitolata al santo, eretta dal 1771 al 1777, che, per le sue dimensioni inconsuete viene chiamata la “cattedrale tra i boschi”. Qui alle 10,30 sarà celebrata la liturgia eucaristica, al termine della quale verrà distribuito un quintale e mezzo di pane di segale. “La distribuzione del pane – racconta don Primatesta – è stata da me introdotta nel 2000, per richiamare il pane di Sant’Antonio, oltre al valore simbolico che esso ha nella comunità; da subito il gesto è entrato nella tradizione e da allora sono tantissime le persone che vengono da fuori e attendono la distribuzione dei pani di segale”. A richiamare molti turisti, però, è sicuramente la sfilata dei cosiddetti frati e fratini, che segue la celebrazione dei vespri alle 14,30: ad entrare in chiesa, dopo la processione accompagnata dalla Banda di Ceppo Morelli che vedrà portata a spalla la statua del santo, saranno gli adulti e i bambini vestiti con il saio, che porteranno all’altare i doni e condurranno in chiesa anche un asino da soma e un albero ambulante da cui pendono tutti i doni che andranno poi all’incanto. “Una consuetudine che vede la partecipazione di tutto il paese, quella dell’incanto, - precisa don Andrea – e che può durare delle ore”. Al termine, una grande merenda per tutti, da condividere nello spirito della festa. La giornata può essere anche occasione preziosa per conoscere meglio il borgo, il cui nome compare nei libri di storia perché qui, il 26 febbraio 1945, alcuni militi della Brigata Nera "Ravenna" trucidarono il parroco don Giuseppe Rossi, con l'accusa di aver suonato le campane come segnale ai partigiani e di essere connivente con essi. Da vedere, oltre alla parrocchiale di Sant'Antonio abate – edificio imponente con le sue tre navate, sormontato da una grande cupola e, nella facciata, composto da cinque arcate e da un massiccio pronao - vi è anche il Santuario della Madonna della Gurva, una chiesetta eretta nel 1641 sopra un enorme masso a strapiombo su una forra del torrente Anza. Invece, proprio all'inizio dell'abitato di Calasca, sorge la signorile Villa Belli, dimora di un'illustre famiglia calaschese ricordata per aver dato i natali al fisico Giuseppe Belli.



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