Come può un luogo così bello come il Lago Maggiore, che testimonia la generosità e la perfezione della natura, diventare lo scenario in cui si è perpetrata la prima strage di ebrei in Italia? Eppure le testimonianze e la storia hanno legato per sempre i nomi di ridenti località lacuali come Meina – in cui le SS, nel settembre del ’43, prima segregarono e poi uccisero, gettando i cadaveri nel lago, un gruppo di ebrei – Arona, Baveno, Intra o Fondotoce al rastrellamento e all’eccidio degli ebrei. Un dramma, quello della Shoà, che non deve essere dimenticato. Per questo in occasione della Giornata della Memoria, il 27 gennaio, sono tante le iniziative volte a tramandare la memoria di ciò che è stato e che non deve avvenire mai più. Ne ricordiamo alcune: ad Arona, mercoledì 27, alle 10,30, dopo la deposizione di una corona alla lapide che ricorda gli ebrei aronesi deportati nel 1943, la compagnia Teatro dei Passi proporrà, nell’aula magna del Comune, la piéce “Frammenti dal silenzio”. A Verbania Pallanza, alle 21, presso la Casa della Resistenza, saranno proiettate in anteprima alcune sequenze del film “Even 43” dedicato alla memoria della strage degli ebrei sul Lago Maggiore, a cui seguirà l’inaugurazione delle mostre “Olocausto – la persecuzione dei triangoli rosa. Lo sterminio dimenticato degli omosessuali” e “Il Lager di Bolzano – Oltre quel muro”. Il 28 febbraio, invece, sempre presso la Casa della Resistenza, alle 17,30 sarà presentato il libro “Appunti sulla questione ebraica” di Guido Borsellini (per info: Casa della Resistenza tel. 0323 586802, e-mail: info@casadellaresistenza.it e www.casadellaresistenza.it). Ogni gesto, ogni parola, ogni silenzio, in questo giorno, dovrà aiutarci a chiederci ancora, con Primo Levi, “Se questo è un uomo”: “Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a sera il cibo caldo e visi amici; considerate se questo è un uomo che lavora nel fango che non conosce pace che lotta per mezzo pane che muore per un sì o per un no. Considerate se questa è una donna, senza capelli e senza nome, senza più forza di ricordare vuoti gli occhi e freddo il grembo come una rana d’inverno. Meditate che questo è stato: vi comando queste parole. Scolpitele nel vostro cuore (…).







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